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Il Chiostro di San FrancescoLa chiesa

Secondo la tradizione locale, accreditata anche da alcuni storici dell’Ordine francescano (Gonzaga, 1587, p. 326), il convento di Sarzana sarebbe stato fondato dallo stesso San Francesco.
Se non si hanno fonti storiche documentate che possano confermare un simile evento, è certo però che i Francescani compaiono assai precocemente a Sarzana, come ci conferma un atto contenuto nel Codice Pelavicino che attesta, nel 1238, l’esistenza di una domus di Frati Minori supra burguin Sarzane (Lupo Gentile, 1912, p116).

Com’era nelle consuetudini, la prima abitazione doveva essere costituita da un modesto fabbricato fuori della cinta muraria, concesso ai frati dalla pietà popolare o dalla comunità locale, non assimilabile ancora ad una solida struttura architettonica conventuale con chiesa annessa.
Sappiamo infatti che le prime abitazioni costruite in maniera organica furono avviate soltanto dopo le prime costituzioni dell’Ordine, approvate nel capitolo di Narbona del 1260.

A Sarzana i Francescani sono menzionati negli Statuti del 1269: si accenna all’esistenza di una chiesa con abitazione dei frati, ma il tutto risulterebbe ancora in costruzione (Formentini, 1926, p. 12).

Ancora nel 1303 Federico Fieschi, nel testamento rogato a Sarzana, lascia una somma all’opera della nuova chiesa dei Frati Minori che era ancora in costruzione (ad opus nove ecclesie (...) que ad presens construitur, Sisto, 1975, p. 145).
Alcune parti della chiesa furono però compiute oltre un secolo dopo: la copertura a travature lignee a vista, ad esempio, porta la data del 1453 incisa su una catena ancora conservata sopra la volta seicentesca (Rossini, 1981, p. 110).

La facciata, eseguita secondo due differenti sistemi di finitura (con paramento marmoreo nel registro inferiore, intonacata in quello superiore), riprende uno schema diffuso a Sarzana nell’architettura del Tre e Quattrocento, che tende a nobilitare la parte basamentale con l’uso di materiali pregiati (facciata della cattedrale prima del suo completamento, avvenuto nel 1474; palazzo Remedi, palazzo Bonaparte).
Il portale a riseghe delimitato da archi concentrici a pieno centro presenta uno schema già impiegato attorno alla metà del Trecento nella facciata della cattedrale: la piattabanda con il monogramma bernardiniano segna un rimaneggiamento avvenuto dopo il 1463 quando, nel convento sarzanese, ai Minori Conventuali subentrano gli Osservanti, la nuova famiglia francescana della quale era membro anche San Bernardino.

Gli spioventi della facciata sono segnati da una cornice ad archetti pensili trilobati, elemento che segna il passaggio verso forme più evolute e mature di questo genere di decorazione di ispirazione tardogotica, ancora impiegato in esempi di architetture del pieno Quattrocento (casale detto “la Colombiera” a Migliarina, presso La Spezia; palazzo Spinola “dei Marmi” a Genova).
Coeva all’intervento di ristrutturazione interna avviato all’inizio del XVII secolo è invece la finestra semicircolare di tipo “termale” posta al di sopra del portale.
Con lo stesso intervento le grandi finestre dei fianchi vennero tamponate e sostituite da minori aperture.

La chiesa, molto semplice, si ispira alla più genuina tradizione architettonica degli Ordini mendicanti del Due e Trecento.
L’impianto è infatti ad aula unica con cappelle absidali a pianta quadrata, illuminate in origine da slanciate bifore (ne rimane ancora traccia sulla parete esterna della cappella a destra della maggiore).
Due vani coperti con volte a crociera costolonate, posti in prossimità delle absidiole laterali, accennano alla presenza di un transetto, secondo la tipologia delle chiese a T dell’Italia centrale.
Il loro utilizzo, già nella prima metà del secolo, come spazi autonomi destinati ad accogliere monumenti funebri di persone illustri (quello di Guarnerio Antelminelli, figlio di Castruccio, collocato nel lato sinistro, fu realizzato da Giovanni di Balduccio attorno al 1328; quello del vescovo Bernabò Malaspina, a destra, fu compiuto circa dieci anni dopo), segna l’avvio di un processo che determina, nelle chiese mendicanti del Quattro e Cinquecento, il moltiplicarsi delle cappelle private inserite in regolare successione lungo le pareti laterali.

Testi Giorgio Rossini


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Ultima modifica
22.03.2012
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