Stemma Comune di Sarzana

Turismo e Cultura

Chiostro San Francesco Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

• Convento  • Chiesa  • Lemmi  • Lunette


Il Chiostro di San FrancescoStefano LEMMI e Sarzana

Il primo e più importante biografo del fivizzanese Stefano Lemmi, e cioè Emanuelle Cerini, dopo aver ricordato le opere su muro e su tela eseguite dal pittore a Fosdinovo e a Massa e in patria, menziona due cicli claustrali:
“Molto poi maestro Lemmi dipinse nelle lunette del chiostro del Carmine di Cerignano nel Fivizzanese (...): ma più grandemente lavorò nel chiostro de’ minori osservanti fuor di Sarzana, rappresentandovi tutta la storia di San Francesco loro patriarca, e tutte queste dipinture a fresco sono tenute in non picciolo conto” (Cerini, 1829, p. 182).
Con i cicli di Cerignano e di Sarzana - al quale, come è evidente, il Cerini attribuisce un’ importanza particolare - il Lemmi raccoglie e conclude una tradizione ormai secolare, anche in Lunigiana.

E forse non sarà un caso che proprio a Fivizzano, nel chiostro del convento degli Agostiniani, oggi occupato dalla biblioteca civica, si rinvenga il più antico di questi cicli lunigianesi: si tratta di Storie di Sant’ Agostino e di Santa Monica databili entro la fine del secolo XVI.
Di poco posteriori sono il piccolo ciclo di Storie di San Francesco dell’ ex-convento francescano di Pontremoli ed il primo ciclo sarzanese (rimpiazzato dopo circa ottant’anni dal ciclo del Lemmi), del quale sono stati recuperati, nell’ ambito dei restauri che qui si presentano, gli avanzi di due episodi, e cioè la Nascita di San Francesco e la Vocazione di San Francesco; su quest’ultima lunetta è leggibile il nome del donatore (Bernardino Bernardini), nome che fra la fine del secolo XVI e l’inizio del secolo successivo era portato da almeno due cittadini sarzanesi, 1’ uno defunto nel 1590 e l’altro defunto nel 1603 (Archivio Vescovile Nascita di San FrancescoLunense, S. Maria di Sarzana, Liber Sccundus, Defunti 1587-1620, c.105 r e 109 r).
Non facilmente databile, ma certo appartenente ai primi decenni del secolo XVII, è il ciclo con Storie di San Domenico che ornava il chiostro del convento dei Domenicani di Sarzana, ciclo di cui è altamente auspicabile il restauro nell’ambito dell’altrettanto auspicabile restauro del Teatro degli Impavidi, mentre si possono collocare a metà secolo le Storie di San Francesco, ancora parzialmente sotto scialbo, che ornano l'ambulacro di ingresso del convento levantese dedicato alla Santissima Annunziata.

Allorchè mise mano al ciclo francescano di Sarzana, il Lemmi, esponente di spicco di una dinastia di modesti lavoranti del pennello, era ormai un pittore provetto; nel corso di un lungo soggiorno emiliano aveva messo a punto una formula stilistica di sicura efficacia, alla quale si manterrà costantemente fedele; questa formula prevedeva l’innesto, sopra il solido tronco della gestualità declamatoria di matrice teatrale, di modi tendenti al grazioso e al patetico, serviti da una tavolozza selezionata e luminosa, nella quale prevalgono i verdi teneri, i lilla delicati, i bianchi pastosi.
In Emilia si era inoltre accostato all’ ambiente francescano, fornendo alla chiesa di San Bernardino di Carpi sei tele - ne sopravvivono tre, una delle quali di notevoli dimensioni - raffiguranti altrettanti episodi della vita del santo titolare; questi dipinti, databili intorno al 1671, sono le sue prime opere note.

Vocazione di San FrancescoAlla luce di questi precoci rapporti con i francescani sono meglio comprensibili l'Annunciazione su tela di Fivizzano, proveniente dalla distrutta chiesa di San Francesco, e soprattutto le Storie di San Francesco di Sarzana.
Delle quali sopravvivono, più o meno leggibili, quindici episodi, e cioè quelli relativi agli inizi del ciclo, che si apriva con la Nascita di San Francesco (1), ed alla sua conclusione, con le Esequie di San Francesco (12), due miracoli post mortem - San Francesco resuscita un giovane (13) e San Francesco resuscita un bambino annegato (14) - ed infine la scena che mostra Nicolò V che prega sulla tomba di San Francesco (15), omaggio palese al papa sarzanese che aveva glorificato la famiglia francescana proclamando, nell’ anno giubilare 1450, la santità di Bernardino da Siena, e che aveva onorato il convento sarzanese donandogli una preziosa croce d’argento, come riferisce la Compendiosa descriptio di padre Dionisio da Genova (1647).
Dopo la Nascita, la narrazione si snoda attraverso l’Omaggio dell’ uomo semplice (2), la Vocazione di San Francesco (3), la Rinuncia ai beni paterni (4), il Bacio al lebbroso (5), la Consegna della Regola (6), l’Approvazione della Regola (7), l’Apparizione di Cristo a San Francesco (8), il Carro di fuoco (9), e San Francesco confortato dagli angeli (10).

Le lunette che vanno dalla seconda alla quinta sono relativamente ben conservate, mentre quelle che vanno dalla sesta alla decima hanno subìto per anni l’azione dilavante delle acque meteoriche associata all’azione dell’uomo: chiodi piantati in quantità, sbaffi di bombolette spray utilizzate da un pittore-occultista per realizzare i suoi dipinti, e cosi via.

Consegna della RegolaCome era abituale nei cicli claustrali, ogni lunetta era offerta da uno o più devoti, dei quali compaiono gli stemmi e i nomi, scritti su svolazzanti cartigli e solo in parte leggibili: apprendiamo così che un Giovanni Sormani donò la lunetta che raffigura Nicolò V che prega ... (15), che due membri della famiglia Ivani donarono l’Approvazione della Regola (7) e che un “rettore di Sarzanello” donò il Carro di fuoco (9).

Questo ciclo fu accolto con favore dai sarzanesi (se ne coglie ancora l'eco nelle parole del Germi) e il Lemmi, di lì a poco, fu incaricato dalla nobile famiglia dei Casoni di decorare l'oratorio suburbano dedicato alla Trinità, assurto ben presto alla dignità di tempio civico e meta di un’ importante processione.
Nell’Incoronazione della Vergine dipinta sulla volta, il Lemmi fece appello a tutte le sue risorse riuscendo a sfruttare al meglio la ristretta superficie disponibile ed utilizzando una gamma cromatica più ampia di quella adoperata nelle lunette del chiostro dei Francescani.
Egli fu altresì chiamato a fornire la pala all’unico altare dell’oratorio; il dipinto allude al culto della Trinità e, parallelamente, al culto sarzanese del Preziosissimo Sangue, e non può essere compreso a fondo se non all’interno del contesto d’origine.

Apparizione di Cristo a San FrancescoL’attività sarzanese del Lemmi fu dunque articolata e complessa ed è probabile che l'intensificarsi delle indagini porti all’individuazione di altri inediti.
A Falcinello, per esempio, c’è una tela (sicuramente eseguita per la parrocchiale di quel borgo, poichè ne raffigura i santi titolari) che presenta gli stilemi del pittore: un auspicabile restauro potrebbe sciogliere i dubbi residui.
Forte dei successi sarzanesi, il nostro passò a Massa, ove Teresa Cybo Pamphili, moglie di Carlo II, gli affidò importanti incarichi per il Palazzo Ducale; la Lunigiana storica fu dunque, dopo i significativi esordi emiliani, il campo d’azione del Lemmi, che ben simboleggia la vitalità culturale e la forte coesione di questa terra fra Sei e Settecento.

Testi Piero Donati


© Comune di Sarzana
info@comune.sarzana.sp.it
Ultima modifica
22.03.2012
e-mailP.E.C.
protocollo.comune.sarzana@postecert.it