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Scendendo dalla Fortezza di Sarzanello Porta Romana appare sul fondo del viale, che rettificando l'antica strada, l'odierna via Posta Vecchia, si avvicinava ai fossati per raggiungere la Dogana, fiancheggiando le mura.
Una lapide posta sull'edificio dell'antica locanda della Posta ricorda il soggiorno di Vittorio Alfieri nel 1777.

Dal ponte che attraversa il fossato si può osservare la tessitura compatta del paramento murario medievale che fa da cornice alla porta scolpita da Pietro De Franchi di Carrara, messa in opera nel 1783 e nel cui archivolto è stata posta una formella, in pietra, dello scultore Renzo Ricciardi per ricordare la morte di Guido Cavalcanti avvenuta a Sarzana, in esilio, e i suoi dolci versi perch'io non spero di tornar giammai, ballatetta, in Toscana, va' tu leggera e piana, dritt 'a la donna mia, che per sua cortesia ti farà molto onore ...

Entrando percorriamo via del Torrione Stella, a destra, conto le mura.
Il pendio della strada mostra le mura appoggiate direttamente sull'antico deposito alluvionale, la salita piuttosto forte non è artificiale, ma indica un suolo più elevato, poi rimodellato dalle fortificazioni.
Alcune tracce di murarie affiorano dalla pavimentazione, poco al di sotto delle fondazioni degli edifici esistenti.
Dopo una graziosa piazzetta, si apre la prospettiva di via Dietro il Teatro, con l'archivolto che permetteva al Convento dei Domenicani di comunicare con il retrostante giardino.
Così lo indicava la pianta del 1750 di Panfilio Vinzoni, figlio di Matteo, ed ancora oggi ne leggiamo lo spazio attraverso l'alto muro di cinta che conduce lo sguardo verso la porta della Cattedrale.
Piazza Firmafede si apre sulla sinistra; sul fondo la palazzata di via Mazzini interrotta da vico Ivani, largo quanto la chiavica che raccoglie le acque di scolo del settore sud orientale della città, la chiavica medievale di Testaforte, che drenava l'antico borgo, l'Ymo Burgo dei documenti.
Durante i lavori di pavimentazione della piazza è stato ritrovato un vecchio pozzo le cui dimensioni sono tracciate nel disegno circolare dell'acciottolato.

La facciata settecentesca dell'Oratorio della Misericordia riveste la struttura di un edificio più antico: le sue forme trecentesche appaiono dalle mura perimetrali, ma sono anch'esse frutto della ricostruzione di una chiesa ancora precedente.
Dopo un lungo periodo di abbandono e di decadenza il recente restauro lo ha restituito alla
città come sede del Museo diocesano.

 


Tappa succesiva
Museo Diocesano

Da “I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni”
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana


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Ultima modifica
22.03.2012
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