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Da San Francesco a piazza Matteotti Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Tornando verso la città sulla destra, preceduto da un piccolo spazio verde dove campeggia una magnifica canfora, si trova il fabbricato ottocentesco dell'Ospedale di San Bartolomeo costruito per consentire il trasferimento da piazza Garibaldi dell'Ospedale vecchio.
Fu progettato dell'architetto genovese Pittaluga.
Nella facciata una serie di nicchie espone i busti in marmo dei benefattori dell'Ospedale.

Rientrando nel centro storico per via Castruccio osserviamo il fianco della Cappella Calandrini con l'elegante trifora gotica che segna l'asse del vano stradale completamente occupato dall'edificio.

A destra si apre via del torrione San Francesco, costruita sulle mura.
Sul fondo la fortificazione rinascimentale risalente al 1515 quando governava il Podestà Tidisio.
Il torrione segna il raccordo fra la cinta rettilinea, che fiancheggiava il lato orientale del centro storico, e l'andamento diagonale di piazza della Calcandola.

Percorriamo via Mascardi. All'incrocio con via Bonaparte, l'austera facciata di palazzo Berghini già De Benedetti.

Lo spigolo del Palazzo Remedi ci immette nello spazio irregolare di piazza Matteotti, l'antica Platea della Calcandola.
Nel porticato gotico tamponato è stato inserito un bel portale seicentesco.
L'atrio, elegante, spartito da paraste binate, è decorato con busti e medaglioni celebrativi.
Al piano nobile si trova una sala dipinta con danzatrici all'inizio dell'800.
Una simile decorazione si trova nel palazzo di campagna dei Zanelli, a Veppo in Val di Vara.

La piazza si apre verso il Palazzo comunale.
L'effetto, dovuto alle recenti sistemazioni che hanno eliminato la cortina di lecci che circondava lo spazio pubblico, ha suscitato il plauso di molti.
Tuttavia la cortina arborea costituiva un arredo di cui si sente la mancanza, soprattutto perché rendeva più equilibrato il rapporto fra lo spazio del vano circondato dalle abitazioni ed il monumento del Fontana, sormontato dalla Vittoria Alata, detta anche Procellaria

A destra, l'unico porticato della città, documentato nel secolo XVI, del quale sono riemerse le colonne originarie inglobate all'interno di pilastri di epoca successiva.
E' un percorso voltato, piuttosto basso, che richiama alcune città della Liguria, Chiavari, Pieve di Teco, dove però il portico assume forme più complesse e articolate.
A Sarzana, dove in passato esistevano forme di portici come suggeriscono gli statuti medievali, l'uso di questo elemento architettonico sembra essere molto limitato negli spazi pubblici.
Si trattava di portici addossati alle pareti delle case o delle chiese, come San Basilio, Sant' Andrea, San Martino di Sarzanello, e come è stato recentemente rivelato negli scavi, dell'Oratorio della Misericordia, ma non sembrano riferiti ad interi percorsi.

Il porticato forma il basamento di Palazzo Lucri, antica dimora dei Parentuccelli, presunta casa natale del papa Niccolò V.
Il palazzo è decorato da un doppio medaglione raffigurante la Vergine Immacolata e San Giuseppe. Una colonna del portico reca lo stemma della famiglia papale.
Nell'edificio furono ospitati re Calo VIII e, nel 1537, l'imperatore Carlo V.

Scendendo a sinistra al n. 58 la casa dello scultore Fontana.
Abitava nel palazzo del conte Bordignoni poi Sarteschi che la sua famiglia acquistò nel 1937. Nell'atrio sono conservati i gessi di alcune sue opere.
Il piano nobile è affrescato con quadrature di gusto tardo barocco, vicine alle opere di Giovanni Battista Natali.

 

Tappa precedente
La chiesa di San Francesco
Tappa successiva
Il Palazzo Comunale

Da “I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni”
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana


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Ultima modifica
22.03.2012
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