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La Fortezza di Sarzanello è visitabile con visite guidate.

la Fortezza di Sarzanello - Foto Giordano Benacci

Chi si reca a Sarzana, da qualsiasi direzione provenga, non può che venire attratto da quella imponente costruzione  che domina la vallata del Magra dall'alto del colle di Sarzanello.
La Fortezza è l'immagine più immediata, la più rappresentativa e per tanti sarzanesi la più cara, a testimonianza della passata grandezza.

E' il primo e più efficace messaggio delle città del Fiasella, dell'Ivani, del Bertoloni, di Niccolò V, ... la più vera ed autentica prova della città erede di Luni.

La fortezza così come si presenta oggi non è altro che il prodotto ultimo di eventi storici che videro Sarzana ed il suo territorio costantemente al centro di dispute, generate dalla posizione strategica di cui godeva, la quale nodo stradale di fondovalle allora attraversato da strade di grande comunicazione come l'Aurelia, la via Romea e la via per Parma e Piacenza.

Codice PelavicinoL'esistenza di una prima struttura a scopo militare è menzionata per la prima volta in un diploma dell'Imperatore Ottone I, (menzionato nel Codice Pelavicino) datato 19 maggio 963, nel quale viene concesso al Vescovo di Luni Adalberto, il possesso di sei castra tra i quali, quello de Sarzano.

Sicuramente già prima di questa data, la collina di Sarzanello ospitava una rocca o una torre, con funzioni di presidio viario, elemento predominante di un disegno più ampio di fortificazioni a scala territoriale.

Codice Pelavicino, particolarePossiamo supporre che potesse fare parte di quella prima linea fortificata, nota col nome di limes bizantino, destinata a sbarrare le strade che portavano alle basi navali tirreniche (Luni) della provincia maritima Italorum, formata da castella, turres e castra collegate a vista e dislocate in modo da poter controllare gli itinerari più importanti, ad esempio vigilare sulla vicina Aemilia Scauri, la più importante strada costiera bizantina.

Con il passare degli anni e col mutare delle situazioni politico-militari, il sito acquistò sempre maggiore importanza, tale da ospitarvi, intorno alla fine del X secolo, una delle tante residenze vescovili della vallata, un Palatium Episcopi del quale però non è rimasta alcuna traccia.
Il Castrum viene citato costantemente negli anni 1076, 1078, 1080, come curtis di Federico I il Barbarossa, nel 1191 come curtis di Enrico VI e nel 1203 come granaio del Vescovo.
La lenta, ma progressiva decadenza della vicina Luni, iniziata già dal IV e V secolo, portò i lunensi a migrare sui colli circostanti in cerca di sicurezza e di sostentamento, dando così luogo all'incremento se non alla nascita di nuovi borghi come Nicola, Ortonovo, Castelnuovo, Ameglia ...

Il ponte d'ingresso
Il ponte d'ingresso
Il Rivelino
Il Rivelino

La stessa collina di Sarzanello si popolò di esuli che vi si stabilirono, raccolti attorno alla residenza più importante del Vescovo, che si accingeva a trasferirvisi definitivamente da Luni.
Probabilmente si era creato un borgo murato, all'interno del quale svettava la torre quadrata del palazzo vescovile, fulcro del villaggio, dove si svolgevano gli atti più importanti della vita politica, militare e religiosa della zona.
Accanto a questo, più in basso, era la chiesa di San Martino, sotto il cui ampio portico si riuniva il Consiglio Comunale, si rogavano gli atti, si svolgevano le trattative commerciali.

All'interno di questo borgo murato, nella residenza fortificata del Vescovo, troviamo in vari periodi tra il 1314 ed il 1328 Castruccio Castracani degli Antelminelli signore di Lucca e Vicario Imperiale.
Questo grande condottiero ed uomo politico, nel quale il Macchiavelli riconobbe il "Principe", riuscì, in meno di 14 anni, a costruire un dominio che andava da Pistoia a Lucca, da Pisa alla Lunigiana, interessando anche parte del Genovesato.
Tuttavia unica testimonianza, visibile, della presenza del Lucchese a Sarzana, eccettuate le imponenti fonti documentarie, è data dall'esistenza nella Chiesa di San Francesco della tomba del giovane Guarniero degli Antelminelli, figlio di Castruccio.
Probabilmente, scegliendo Sarzanello come sua dimora, Castruccio si limitò ad apportare delle modifiche alla rocca preesistente, della quale però non rimane traccia alcuna essendo stata completamente distrutta o inglobata nella fortezza che vediamo attualmente.

Il ponte d'ingresso
Il ponte d'ingresso
Plenilunio
Plenilunio
Profilo illuminato
Profilo illuminato

Pertanto l'appellativo di "Fortezza di Castruccio" è errato in quanto si definisce un edificio postumo, di oltre un secolo, alla morte del Lucchese
Il costante uso di questa denominazione, che non si è persa durante i secoli scorsi, discende probabilmente dalla reale importanza che Castruccio ebbe nelle sorti della Lunigiana e non ultimo, per lo spessore che trascende all'immagine della Fortezza, dalla leggendaria figura dell'Antelminelli.

Nel 1421 il genovese Tomaso di Campofregoso fece eseguire dei lavori di riadattamento della rocca.
Modificazioni e restauri si susseguirono sino che la Signoria Fiorentina non rientrò in possesso di Sarzana e Sarzanello (1487).
Dopo aver fortificato la città, erigendovi la Cittadella o fortezza di Sarzana, i Medici decisero di trasformare la vecchia rocca e di adeguarla alle nuove esigenze dell'arte della guerra.
Francesco di Giovanni detto il Francione (reduce dalla edificazione della Cittadella) e Luca del Caprina furono incaricati di porre mano al progetto della nuova struttura si sostituì completamente alla precedente.
Quando nel 1494 Piero De' Medici consegnò Sarzana e Sarzanello a Carlo VIII, la fortezza era ancora incompleta.
L'opera fu ripresa successivamente quando il re tornò in Francia e i due siti entrarono in possesso del genovese Banco di San Giorgio e curata da Pietro Biancardo e Matteo Civitali che la terminarono nel 1502.

Il progetto del Francione e del Caprina fu seguito fedelmente, in ossequio ai dettami espressi dalle teorie sull'architettura militare del senese Francesco di Giorgio Martini.

Il Mastio
Il Mastio
Porta accesso Mastio
Porta accesso Mastio
Torrione della campana con la garrita
Torrione della campana con la garrita

Completata la costruzione della fortezza, con i tre torrioni ai vertici, si iniziò la realizzazione del rivellino che probabilmente inglobò l'antica torre del castrum.
Questa nuova struttura si rese necessaria sia per proteggere l'ingresso alla fortezza, sia per evitare che questo lato potesse essere battuto dalle artiglierie dalla collinetta a sud-est, luogo detto il Fortino, dove ben presto venne approntata una rudimentale linea di difesa.
Fu solo allora che la Fortezza raggiunse la sua compiutezza formale, in uno straordinario equilibrio di volumi, facilitato, nella comprensione, dall'isolamento che godeva rispetto ad altri edifici, condizione che tuttora ci permette di ammirarla.

Agli inizi del XVIII secolo i francesi apportarono nuovamente alcune modifiche agli elementi difensivi, dettati dall'ammodernamento delle tecniche militari, che produssero la costruzione delle cannoniere sui due torrioni centrali; contemporaneamente furono trasformate anche le destinazioni di alcuni ambienti per destinarli ad alloggi ed al casermaggio.
Nel 1747, durante la guerra per la successione austriaca, i soldati di Maria Teresa, al comando del generale tedesco Wocter, tentarono di impadronirsi del forte senza riuscirvi.
In questa occasione si notò come il vicino abitato di Sarzanello agevolasse gli attacchi del nemico e pertanto fu decretato, dal Governo di Genova e dal duca di Richelieu, di abbattere le 120 case che costituivano il borgo, compresa l'antica chiesa di San Martino.
L'operazione iniziò ben presto e, nel 1748, gli abitanti furono costretti a trasferirsi nella zona chiamata Pian Paganella, che diventerà così, anche toponomasticamente, il nuovo Sarzanello.

Pianta della fortezzaDurante la dominazione francese la fortezza corse il rischio, inspiegabile, di essere demolita e fu risparmiata solo per ragioni di tempo in quanto l'operazione doveva compiersi entro tre mesi.
Nel 1814, passato il Ducato di Genova al  Regno di Sardegna, fu decretato che essendo la fortezza nell'estrema parte d'Italia, fosse restaurata e ripristinata degnamente, cosa che riconfermò, con la visita del 1837, lo stesso Re Carlo Alberto.

Dopo la ristrutturazione del 1963, la Soprintendenza ai Monumenti della Liguria riprese i lavori nel 1980, interessando vari locali, risanati dalle notevoli infiltrazioni d'acqua, il risarcimento murario degli spalti, la pulizia del fossato, ...
Quei lavori resero la fortezza visitabile almeno in parte, consentendo di ospitare mostre e spettacoli.

Si può raggiungere la Fortezza attraverso due strade carrozzabili: via Fratta, che lasciando via San Francesco, quasi all'altezza di viale Mazzini, conduce rapidamente e ripidamente al forte, l'altra la "Panoramica", si stacca quasi alla fine del viale Mazzini, e si svolge dolcemente sul colle sino a Sarzanello. 
Comunque, al visitatore non frettoloso, consigliamo di percorrere a piedi la "Montata di Sarzanello" che da via San Francesco, attraverso un acciottolatto di medioevale memoria, conduce alla Fortezza, consentendo di scoprire sommessamente il panorama di Sarzana.

In primo piano si stacca la possente mole della medicea "Cittadella" che, insieme al Forte di Sarzanello, costituisce uno dei rari  esempi di architettura militare del periodo detto di transito (abbandono delle forme medioevali e passaggio a forme nuove, dettate anche dall'uso della polvere da sparo).
Prima di arrivare sulla cima del colle, si incontrano alcune case scampate alla distruzione di Sarzanello, che purtroppo hanno perso quasi totalmente la loro derivazione medioevale.

Architrave portale d'ingresso
E' possibile penetrare nella fortezza attraversando il ponticello che scavalca l'ampio e profondo fossato; su questo, tra la fortezza ed il rivellino, si percepisce già la maestosità dell'ambiente in cui ci si accinge da entrare.
Il mastio, gli spalti, i sotterranei, i camminamenti, il panorama, ... piacevoli emozioni in continua successione.

... l'opera di Sarzanello loro Dio gratia è in tutto finita, ita et taliter che nè dentro nè de fora, nè a li fossi nè terreno di parapetti nè altro VV.SS. no ge han più cagione di splendere uno denaro: resta dicta fortezza ben livera et in gran fortezza et bellezza,...

Gregorio di Carmendino, settembre 1502

Visita anche la galleria fotografica.


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Ultima modifica
22.03.2012
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